Abusivismo, nasce la casella di posta elettronica abusivismo@artigiani.sondrio.it


4 novembre 2013

È forte, deciso, concreto l’impegno di Confartigianato Imprese Sondrio contro la piaga dell’abusivismo che, specie in una fase di crisi permanente, mette in difficoltà gli operatori che nel rispetto delle norme combattono ogni giorno nel segno della concorrenza reale e della correttezza.

Da tempo Paola Triangeli, presidente del Direttivo Parrucchieri ed Estetisti, è in prima fila per arginare o meglio sconfiggere questo fenomeno, nel campo dei servizi alla persona.

In un recente incontro è stato messo a fuoco uno strumento agile e incisivo per dare sostanza a questa doverosa difesa delle regole e della professionalità.

Sulla scorta delle loro dirette esperienze e delle categorie rappresentate la stessa Triangeli con Nicoletta Scieghi (Servizi e Varie), Agostino Pozzi (Trasporti), Elio Reghenzani (Tessile e Abbigliamento) e Francesco Gianoncelli (Legno), hanno disegnato un percorso che punta a sensibilizzare l’intero mondo artigiano, ma soprattutto i cittadini a una collaborazione fattiva per raggiungere questo sacrosanto obiettivo.

È in questa cornice che è stata attivata una casella di posta elettronica: abusivismo@artigiani.sondrio.it alla quale possono essere indirizzati e segnalati i casi di abusivismo, da inoltrare poi agli enti e alle autorità competenti.

Paola Triangeli

Tra le osservazioni emerse prevale ovviamente la necessità di salvaguardare la professionalità degli artigiani e la clientela, che deve conoscere i rischi che derivano dall’affidarsi all’illegalità e all’improvvisazione.

Sono stati altresì ribaditi gli aspetti, tutt’altro che secondari, relativi alla salute in settori nei quali l’utilizzo di prodotti di infima qualità e di dubbia provenienza possono nuocere alle persone.

Senza contare le condizioni precarie nelle quali vengono esercitate le attività in carenza di strutture e di spazi a norma.

E nel panorama dell’illegalità proprio la presidente Triangeli ha sottolineato come stia venendo a galla un’attività che racchiude i sé proprio la sintesi dell’abusivismo.

Si tratta della “nail art”, la nuova moda di ricostruire e colorare le unghie. Un campo delicato che non può essere appaltato a figure che magari hanno strappato un diploma via internet. E la delicatezza, come è facile intuire, è strettamente legata al rischio di contrarre infezioni, se vengono meno i requisiti di professionalità e di igiene.

Inoltre come è stato opportunamente osservato, la lotta deve essere concentrata anche verso quelle forme di “nero totale”, cioè quelle imprese “fantasma”, del tutto sconosciute al fisco che operano del disprezzo delle regole e in un regime di completa evasione.

Anche perché, come per contrappasso, succede che scatti un iniquo accanimento verso coloro che operano alla luce del sole, ma non riescono a sostenere una pressione fiscale sempre più elevata.

Lo strumento della casella è, in tutta evidenza, da maneggiare con cura, anche perché nessuno vuole istigare alla delazione e l’appello è rivolto ad una educazione e sensibilizzazione alla legalità e non certo a suscitare forme di “spionaggio”.

La piaga è trasversale e tocca i diversi segmenti artigiani, dal parrucchiere all’imprenditore edile, dall’elettricista al fotografo, dai servizi di pulizia al meccanico, dalla sarta all’autotrasportatore.

Una casella per tornare a una dimensione di correttezza nella quale emergano coloro che con sacrificio e rinunce, con la formazione e l’esperienza siano in grado di garantire servizi di qualità alla persona e di affermare l’abilità artigiana rispetto ai mestieranti abusivi dell’ultima ora.

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