Autotraporto, Agostino Pozzi sulla crisi: no alla competizione selvaggia, sì alle regole


17 giugno 2013

“Per le strade della Valtellina si pensi ad alternative valide”.

Mentre in altri Paesi, negli Stati Uniti su tutti, è consolidata l’abitudine di cambiar mestiere anche tre volte nel corso della vita, in Italia resiste la filosofia del posto fisso, dello stesso

Agostino Pozzi

lavoro per sempre, ma non mancano le eccezioni: è il caso di Agostino Pozzi, neopresidente degli autotrasportatori di Confartigianato Sondrio, che dopo gli studi in ragioneria ha scelto di inventarsi autotrasportatore monoveicolare (i padroncini per intenderci) pur non avendo tradizione familiare e un’azienda da ereditare.

“La mia attività si svolge tra Busto Arsizio, Segrate e Novara, anche se la mia azienda ha sede a Grosio, e il mio committente è tedesco. Ho un contratto di lavoro che prevede il riposo il sabato e la domenica e questo torna utile anche per dimostrare che la figura storica del camionista è cambiata, almeno rispetto all’immaginario collettivo e allo stereotipo che la gente s’è fatta.”

A conoscere Agostino Pozzi si coglie al volo l’evoluzione di questa figura artigianale: vestito di tutto punto, eloquio quasi forbito, idee chiare e convinzioni forti sulla categoria e le prospettive.

“C’è scarso lavoro, la crisi non ci risparmia e la retribuzione non è pari all’impegno e alla fatica. C’è anche una disponibilità al ribasso che mette i committenti in posizione di forza, verso i quali sarebbe necessaria un’azione unitaria per spuntare prezzi convenienti e avere complessivamente un più forte potere contrattuale”. E qui parla il presidente di categoria: “Occorre avvicinare l’uno agli altri artigiani, fare massa critica per trattare con i fornitori e spuntare prezzi vantaggiosi da chi fornisce mezzi, gasolio, beni e servizi. La competizione selvaggia finisce col penalizzare l’intero settore. Certo anche il singolo deve metterci del proprio, cambiare modo di pensare, non lavorare sempre di più per guadagnare di più.”

Ma parlava prima dell’immagine del camionista. In che senso intendeva cambiamenti di stile e anche di modo di porsi?

“E’ proprio così, occorre che il camionista si esprima in modo più urbano, che si proponga in modo meno duro e selvaggio, che in qualche modo valorizzi la qualità del nostro mestiere che non è grezzo o da disperati. Un mutamento che non deve scalfire le peculiarità di un mestiere che vedo lontano e che, ancora oggi, può affermare la sua validità.”

E non poteva certo mancare una annotazione puntuale e ‘da parte in causa’ sulle infrastrutture.

“La Valtellina è a tre ore dal mondo, ma senza una statale 36 più efficiente si resterà sempre più isolati. In questi giorni si sentono dichiarazioni di ogni tipo, è tutto un rimpallarsi di responsabilità, ma chi fa il nostro mestiere vede compromessa proprio la giornata tipo del nostro lavoro. La verità è che non si sono mai pensate alternative, per esempio il Mortirolo. E se è vero che non ci sono soldi, bisogna imparare a spenderli bene e con tempestività perché ogni rinvio, ogni appalto che salta, ogni opera fatta male è un attentato al nostro portafoglio e alla nostra dignità di persone e di artigiani.”

Del resto Pozzi è un dirigente di Confartigianato che preferisce stare sul pezzo e a questo proposito, va segnalata la sua presenza, domenica 9 giugno, alla galleria Monte Piazzo con il Ministro alle infrastrutture Maurizio Lupi e l’Assessore Regionale Maurizio Del  Tenno. E’ stata l’occasione per manifestare ai due esponenti istituzionali i problemi più urgenti dell’autotrasporto che sta pagando un prezzo altissimo all’interruzione del flusso sulla 36. La riapertura dell’arteria ha per ora sollevato da una situazione insostenibile, ma occorre non fermarsi alle soluzioni tampone.

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