Dal 1° febbraio nel Canton Ticino – Al via l’albo delle imprese artigianali, obbligatoria l’iscrizione anche per le imprese italiane

“Grave discriminazione verso i nostri imprenditori; già chiesta una verifica e il rispetto dell’accordo sulla libera circolazione delle professioni sottoscritto dalla Confederazione con l’Unione Europea”

Dal primo febbraio per lavorare nel Canton Ticino agli artigiani sarà richiesta l’iscrizione in un apposito Albo; è il risultato dell’entrata in vigore, fra pochi giorni,

Gionni Gritti
Gionni Gritti

di una legge cantonale ticinese che obbliga a tale adempimento non solo le imprese svizzere ma anche quelle straniere che lavorano nel Cantone.

“Una decisione che preoccupa molto – sottolinea con forza il Presidente di Confartigianato Imprese Sondrio Gionni Gritti – e che avrà senza dubbio ripercussioni negative anche per le imprese artigiane e le piccole imprese della Valtellina e della Valchiavenna che lavorano in Canton Ticino. Questa scelta appare discriminatoria verso le imprese straniere perché le appesantisce di nuovi costi e di nuovi adempimenti burocratici”.

La norma ha preso il via un anno fa’ circa e solo di recente le autorità del Canton Ticino hanno deciso di dare avvio con l’individuazione dei criteri soggettivi che devono possedere i lavoratori. Si tratta di criteri che di fatto ostacolano le imprese che non hanno sede nello stesso Cantone. L’iscrizione a detto Albo infatti è condizione necessaria per l’esercizio di attività artigianali.

La questione è già stata affrontata a livello regionale anche alla luce del fatto che gli artigiani interessati sono in buona parte lombardi con sede nelle province di Como, Varese, Lecco e Sondrio.

Il Presidente di Confartigianato Lombardia Eugenio Massetti ha infatti chiesto un intervento e un incontro urgente all’Assessore Regionale allo Sviluppo Economico Mauro Parolini e ad Antonello Formenti, Presidente della Commissione Speciale “Rapporti tra Lombardia, Confederazione Elvetica e Province autonome” del Consiglio Regionale della Lombardia.

Nella lettera Massetti sottolinea che “tale provvedimento – introducendo elementi che vanno nella direzione di ostacolare la circolazione delle imprese estere in Canton Ticino – appare in contrasto con gli accordi bilaterali Unione Europea/Svizzera”.

“Una disposizione – scrive Massetti – che così concepita necessita di approfondimenti sia rispetto al percorso formativo abilitante sia rispetto alla modalità per il riconoscimento dell’esperienza professionale. La disamina della questione – prosegue Massetti – dovrebbe tener conto anche di quanto previsto dalle Direttive Europee 2005/36/CE e 2013/55/UE, che nell’istruire un regime di riconoscimento delle qualifiche professionali nell’Unione Europea, estesa anche ad altri paesi dello Spazio Economico Europeo (SEE) e alla Svizzera, mira a rendere i mercati del lavoro più flessibili, a liberalizzare ulteriormente i servizi, a favorire il riconoscimento automatico delle qualifiche professionali e a semplificare le procedure amministrative”.

 

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