Diritti d’autore: Confartigianato porta in tribunale i ‘diritti connessi’

Ai diritti d’autore che le imprese pagano alla Siae per la diffusione di musica nei propri locali,da qualche anno si aggiungono anche i ‘diritti connessi’ da versare alle aziende produttrici di dischi per l’utilizzo dei loro supporti. Lo prevede una legge vecchia quasi 70 anni resuscitata dal Consorzio dei fonografici Scf. 

 
Capita che una semplice radiolina che diffonde musica nei locali aziendali metta in moto una macchina di gabelle davvero impensabile. Ma capita anche che qualcuno non ci stia e dica ‘no’ ai nuovi balzelli.

E’ questo il caso di Confartigianato che lo scorso luglio, sostenuta da decine di imprese associate, ha citato in giudizio il Consorzio dei fonografici Scf che rappresenta le principali etichette nella gestione dei diritti discografici.

Dopo gli interventi confederali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dei Beni Culturali, dopo la richiesta di apertura di istruttoria indirizzata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ora saranno i giudici del tribunale di Milano a mettere il punto a una questione che si trascina dal 2006.

La vicenda è stranota, almeno per le piccole imprese che hanno avuto l’idea di rallegrare l’atmosfera dei locali aziendali con la musica, e che di conseguenza sono incappate nelle richieste di pagamento da parte del Consorzio Scf dei cosiddetti ‘diritti connessi’, ovvero i diritti che competono alle aziende produttrici di dischi per l’utilizzo dei loro supporti.

Diritti d’autore previsti da una legge ‘giurassica’ datata 1941, che nessuno finora si è mai sognato di riscuotere che vanno ad aggiungersi a quelli spettanti agli autori dei testi, della musica e agli editori, incassati per loro conto dalla Siae.

Una gabella che si applica un tanto al metro e non a decibel: più è grande il locale più si paga. Si parte da 122 euro per un massimo di 100 metri quadrati, per arrivare a 938 euro fino ai 2000 di superficie.

A finire nella rete dei controlli che l’Scf ha delegato a un’agenzia di investigazione, un gran numero di imprese artigiane e micro imprese dei più diversi settori. E Confartigianato, tra l’altro, contesta proprio il fatto che tale categoria di imprese sia completamente diversa rispetto ai ‘pubblici esercizi’ che sono esplicitamente citati dalla legge del 1941 come soggetti obbligati al versamento dei ‘diritti connessi’.

La prima udienza del contenzioso promosso da Confartigianato si è tenuta il 19 gennaio, mentre la prossima udienza è fissata per il 5 maggio.

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