Donne, futuro dell’impresa! Premiate due donne valtellinesi: Stefania Crupi e Ornella Moroni


5 marzo 2012

Si è tenuta questa mattina al Palazzo delle Stelline, nella Sala conferenze del Parlamento Europeo, la Tavola rotonda dal titolo “Donne e futuro d’impresa”. L’incontro ha visto anche la premiazione delle tre imprenditrici che hanno saputo interessare la giuria del Premio “Donne Impresa Lombardia”: Lucia Belluscio di Vigevano (crescita e sviluppo), Roberta Redaelli di Como (innovazione e ricerca) e Stefania Crupi di Sondrio (diffusione della cultura della responsabilità d’impresa).

Stefania Crupi socia della Crupi Snc di Sondrio, officina meccanica fondata nel 1968 dal padre Giovanni e specializzata nella riparazione di macchine agricole, si è distinta per aver saputo coniugare brillantemente l’esperienza imprenditoriale con attività socialmente utili.

L’azienda, che vanta un organico di 16 dipendenti, di cui 5 donne, negli anni ha adottato buone prassi in materia di conciliazione famiglia-lavoro, formazione dei propri dipendenti e strategie adeguate a gestire l’impatto dell’attività aziendale con l’ambiente.

In materia di conciliazione, al fine di rispondere alle esigenze dei dipendenti, l’azienda ha introdotto l’orario flessibile a cui fanno ricorso 4 collaboratori. In tema di crescita del personale solo nell’anno 2011 ha erogato 164 ore di formazione a favore di tutti i dipendenti. Per quanto riguarda l’adozione di politiche aziendali finalizzate a gestire l’impatto delle attività aziendale sull’ambiente, oltre ad occuparsi della bonifica di mq. 1000 da canneto a prato verde di un terreno attiguo all’azienda, ha fatto rete con altre imprese del territorio per la gestione dei trasporti attraverso l’utilizzo di un unico mezzo.

Targa e riconoscimento sono andate a coloro che hanno saputo cambiare, trasformare e rendere competitiva la propria attività anche nei momenti di maggior crisi economica. Infine, le due menzioni speciali: a Ornella Moroni, segretario generale di Confartigianato Sondrio (prima donna a ricoprire tale carica in tutta la Lombardia) e a Giorgio Merletti, Presidente di Confartigianato Lombardia per il suo continuo sostegno all’attività a favore dell’imprenditoria femminile.

Il dibattito ha invece visto la partecipazione dell’Europarlamentare Licia Ronzulli, di Giorgio Fiorentini (docente di management delle Imprese Sociali all’Università Bocconi di Milano), Gianna Martinengo(imprenditrice nel campo dell’innovazione tecnologica, Presidente del Comitato Imprenditoria Femminile Camera di Commercio di Milano e Coordinatrice dei Comitati per l’Imprenditoria Femminile della Regione Lombardia) e Lucia Pannese, Presidente di Imaginary (impresa che si dedica alla produzione di giochi educativi in 3D). Ha moderato Davide Ielmini, giornalista e autore di “Donne in Quota”, volume pubblicato da Confartigianato Varese e dedicato alle “capitane coraggiose” della micro e piccola impresa che fanno economia in Lombardia e in tutta Italia.

La discussione è stata anticipata dalla presentazione della ricerca “L’imprenditoria femminile in Lombardia” a cura di Licia Redolfi dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia. L’Italia è leader in Europa per quanto riguarda il numero delle imprenditrici: 1.390.000  contro le 1.363.000 della Germania e le 1.125.000 del Regno Unito. Le Artigiane, nel quarto motore d’Europa, sono circa 70mila (29mila in più rispetto alla Emilia e Romagna, regione italiana che mostra una fra le migliori performance), si impegnano anche in attività altamente tecnologiche ma la laurea è ancora un “optional”.

Solo in provincia di Milano, nei primi tre mesi del 2011, circa 5mila donne hanno perso il lavoro – ha sottolineato l’onorevole RonzulliIn Italia, nel 2012, era occupato il 46% delle donne: si è calcolato che se la percentuale salisse al 60%, il PIL raggiungerebbe quota 9%. E la crisi, sinceramente, si sentirebbe meno.

Quote rosa o meritocrazia? La seconda, ovvio. Perché le persone – incalza la Martinengo – debbono essere misurate in base alla competenza, all’etica e all’equità reale.

Inutile ingannarsi: dal problema “conciliazione”, non se ne esce facilmente. Perché tutte le imprese dovrebbero essere sociali e la responsabilità sociale – ha detto Fiorentini – appartiene al Dna delle micro e piccole imprese. Dunque, l’obiettivo è quello di creare benefici economici ma anche sociali. In poche parole, sviluppare capitale umano che sappia cogliere le opportunità di un sistema nel quale cambieranno gli stili imprenditoriali, di management e consumistici.

A proposito di “stile imprenditoriale”, ecco Lucia Pannese: imprenditrice laureata in matematica che, ci tiene a sottolinearlo, arriva da famiglia tedesca. Ed è forse per questo che riesco a lavorare più con l’estero che con l’Italia. Quello della Pannese è un modo di pensare più europeo che italiano: Non faccio distinzione tra uomo e donna, ma tra persone. Non mi sono mai posta il problema della conciliazione, perché applico il buon senso. Nella mia vita ho fatto di tutto – lavoratrice dipendente, libera professionista ed ora imprenditrice – e so che ci vuole determinazione, logica e senso pratico anche nell’affidare determinati compiti ai propri collaboratori. E’ fondamentale individuare competenze e responsabilità specifiche.

Il problema, dunque, è di natura culturale: l’Italia la pensa in un modo e gli altri Paesi europei (soprattutto quelli del Nord Europa) in un altro. Si chiede sì più attenzione alle donne ma anche ad un impianto di Stato sociale che non privilegi, che non faccia assistenzialismo ma che – e questo è il punto – sia reale sostegno alle famiglie. I relatori intervenuti sanno, però, che questo non sarebbe sufficiente: ci vuole cultura, forza di volontà, capacità di decidere. Ma dopo aver tolto di mezzo i tanti pregiudizi che ancora oggi sono d’intralcio a chi vuole essere – nello stesso tempo – madre, moglie, imprenditrice.

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