Entro il 31 maggio obbligo dichiarazione gas fluorurati


11 aprile 2014

Confartigianato sollecita modifiche

Scatta da quest’anno un adempimento ambientale dell’Unione Europea che il nostro Paese ha trasformato in una mostruosità burocratica: la dichiarazione dei gas fluorurati

Quante volte, davanti a un provvedimento impopolare, abbiamo sentito ripetere la frase “Ce lo chiede l’Europa” e quante volte abbiamo avuto il dubbio che l’Europa chieda cose diverse rispetto a quelle che recepiscono i politici nostrani.

Quanto sia ampia questa forbice, appare con evidenza nella vicenda dei gas fluorurati.

Entro il prossimo 31 maggio, operatori pubblici e privati, capannoni, con un impianto di condizionamento centralizzato, imprese con un bancone frigorifero o un impianto antincendio, dovranno comunicare all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, le quantità di gas perdute, recuperate o smaltite, nel corso del 2013.

“Ce lo chiede l’Europa”. In effetti, l’Unione Europea ha chiesto ai paesi membri di comunicare le quantità in circolazione di questi gas pericolosi per l’ambiente. Sul come farlo, però, Bruxelles non si è espressa, lasciando liberi di decidere i singoli Stati.

La virtuosa Danimarca, ad esempio, ha scelto di mettere sotto osservazione solo gli impianti che contengano più di 50 chilogrammi di gas. L’Italia, al contrario, ha deciso di fare la prima della classe, e ha fissato la soglia di denuncia a soli 3 kg, coinvolgendo nell’adempimento centinaia di migliaia di soggetti, forse addirittura un milione.

Ma c’è di più: ha previsto l’obbligo di dichiarazione anche per gli impianti che non abbiano subito rabbocchi o perdite di gas nel corso dell’anno, con sanzioni, in caso di inadempienza, da 1.000 a 10.000 euro.

Confartigianato ha stimmatizzato questa follia burocratica e ha sollecitato al Ministero dell’Ambiente lo stralcio dell’obbligo dell’invio della comunicazione di emissioni zero, e l’innalzamento dell’asticella della dimensione degli impianti soggetti a dichiarazione.

Tutti correttivi indispensabili, senza i quali, il censimento rischia di trasformarsi in un flop, e il troppo zelo della politica in una nuova procedura di infrazione per il nostro Paese.

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