Filo diretto con Pierbattista De Piazza: l’artigiano, qualcosa in più dell’artista


5 febbraio 2013

L’associazione ci aiuta ad essere quello che siamo e a fare quello che sappiamo fare, togliendoci da una situazione di solitudine ed anonimato

Presidente della sezione di Grosio che conta circa 160 imprese associate per un totale di 450 addetti. Imprese per la maggior parte metalmeccaniche, seguite da edili e legno. Una realtà quella della sezione di Grosio fatta di piccoli imprenditori con un alto e forte senso del dovere e votati all’operosità e alla laboriosità. Un tessuto imprenditoriale che ha caratteristiche, problemi e opportunità del tutto simili a quelle che riscontriamo nel resto della provincia.

Pierbattista De Piazza, con storica bottega ai piedi del campanile di Grosio, è anche artigiano conosciuto da tutti per la sua originalità nella lavorazione della ceramica, attività che esercita da più di trent’anni. Dalla sua esperienza personale fatta di passione emerge uno spaccato dell’artigianato che accomuna molti artigiani della nostra terra.

Qui a Grosio – e non solo – lei è conosciuto innanzitutto come ceramista. Da quanto esercita questa attività?

Sono artigiano da oltre 30 anni e ho sempre avuto il desiderio di svolgere questa attività. Il mio percorso formativo è iniziato grazie all’incontro con un Maestro del settore, che mi ha aperto le porte di questa forma d’arte. Allora ho deciso di frequentare l’istituto “Steiner” di Ravenna dove ho approfondito le tecniche di lavorazione della ceramica. Appena mi è stato possibile, dopo diversi anni di esperienza e gavetta, mi sono lanciato in questa bellissima attività a cui mi dedico a tempo pieno, col desiderio di poterla fare ancora per molti anni. Per me la pensione sarebbe un traguardo solo se mi permettesse di continuare a fare quello che faccio con qualche adempimento burocratico in meno.

Un ceramista in Valtellina, non se ne vedono molti, o mi sbaglio?

Se parliamo di ceramiche artistiche, direi, senza paura di essere smentito, che si possono contare sulle dita di una mano. Il cerchio si stringe ulteriormente se guardiamo a chi, come me, svolge integralmente il processo di produzione: dalla modellazione alla decorazione. La mia attività è iniziata producendo le brocche bianche e blu con la scritta “Valtellina”, cosa che in passato avveniva nel Veneto e nel Lodigiano. Con il tempo si è poi arricchita di oggetti rivolti ad una clientela sempre più esigente e qualificata.

Come fa un artista a trovare spazio in una congiuntura economica così difficile?

La crisi tocca anche noi, questo è ovvio. Ci troviamo a produrre con costi dell’energia altissimi, con una burocrazia che non ci aiuta e una tassazione pesantissima. Se ne esce con creatività, qualità e innovazione. Intendo dire che possiamo evitare la concorrenza spietata dell’industria e dei prodotti a basso costo – che noi non possiamo produrre-, perché il nostro lavoro richiede tanto tempo, ricerca, e capacità d’innovare. All’industria non conviene concorrere con noi e non ha interesse a farlo. Chi riesce a collocarsi in una nicchia di mercato attenta alla qualità e all’originalità dei prodotti riesce a “sfangare” la crisi.

A questo punto mi conceda una provocazione: che se ne fa un artista di un’associazione di Artigiani?

Per me l’Artigiano è più di un artista. L’artigiano non deve solo fare oggetti belli ed unici, ma deve saper anche fare impresa. Deve cioè sapersi aggiornare, conoscere ed interpretare i cambiamenti di mercato, confrontarsi ogni giorno con le normative che cambiano e, soprattutto, deve riuscire a far quadrare i conti a fine mese. Da qui l’importanza di essere soci di Confartigianato Imprese Sondrio. L’associazione ci aiuta ad essere quello che siamo e a fare quello che sappiamo fare, togliendoci da una situazione di solitudine ed anonimato in cui sarebbe fin troppo facile cadere avendo la presunzione di poter fare da soli.

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