Gionni Gritti ‘Dallo spread al voto utile, come non uscire dalla crisi’


18 febbraio 2013

Riflessione sulle prossime elezioni del Presidente Gionni Gritti

‘Se solo qualche tempo fa qualcuno avesse detto che la scelta elettorale doveva essere subordinata all’andamento dello spread, gli avremmo regalato uno scolapasta e avviato ai servizi sociali.

Da manicomio poi la proposta sempre più frequente in queste ore bollenti che vorrebbe che gli elettori o addirittura i candidati non votassero per sé ma in modo da impedire che vinca un altro. Un’operazione chiamata desistenza o voto utile, dentro la logica di una politica schizofrenica che ancora una volta dimentica i bisogni dei cittadini.

Per tacere della vocazione al pareggio al Senato, una bassezza democratica, ancor più umiliante del catenaccio di Trapattoni che quando giocava in trasferta almeno un gol puntava a realizzarlo.  Come si fa con queste argomentazioni a smuovere un anziano da casa o motivare un giovane sbandierando che il momento è drammatico e perciò necessario che tutti sentano il dovere del seggio?

La sensazione è che il teatrino non accenni a scemare e che anzi il sipario sia già bello alzato per la rappresentazione che si consumerà dopo il 25 febbraio.

Se c’è una parola sulla quale tutti o quasi mostrano di essere d’accordo è la governabilità: una categoria tipica del nostro Paese che ha cambiato 51 governi in 50 anni e che nella cosiddetta Seconda repubblica ha migliorato solo di poco l’andazzo.

Gionni Gritti

Eppure è urgente riformare il Paese per uscire dalla crisi, governare tendendo d’occhio i conti, ma soprattutto guardando in faccia una quotidianità che ci consegna questa epoca come la più critica e drammatica dal dopoguerra.

E guardi le tv e leggi i giornali per scoprire che già si parla di organigrammi, di poltrone, di Farnesina e di Quirinale, di questo a te e di quello a me in cambio di voti per costruire maggioranze che pretendono di mettere d’accordo il diavolo e l’acqua santa, mentre le famiglie faticano a mettere assieme il pranzo con la cena.

Come se nel passato questa liturgia non avesse già provocato danni inenarrabili, dei quali si pagano ancora le conseguenze.

Io comunque andrò a votare, dopo un’attenta riflessione nella quale mi piace coinvolgere famigliari, amici e colleghi perché non mi voglio rassegnare alla deriva di un Paese meraviglioso e dalle mille risorse. Tra le quali mi piace ricordare la laboriosità e l’onestà degli artigiani che vogliono solo essere messi nelle condizioni di operare in autonomia, senza il cappio di norme farraginose e spesso incomprensibili.

E che dire di una tassazione iniqua e di un credito boccheggiante, due facce di una medaglia che non vogliamo attaccare al petto per suggellare la nostra comune disgrazia economica.

Un voto perché penso ai miei figli e alla loro generazione, penso a quelli della mia età espulsi dal mondo del lavoro o costretti a fare acrobazie per sopravvivere, alle donne riconosciute sulla carta capaci e fondamentali, ma spesso ancora discriminate, agli anziani e ai più deboli ai quali non sappiamo se questo Paese saprà garantire un’assistenza dignitosa e una degna qualità della vita. Ora che si è allungata e di molto, specie nella nostra provincia.

Non ho titolo per lanciare appelli al voto, ma ho sentito il dovere di una riflessione da condividere con ciascuno di voi.’

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