Il Presidente di Confartigianato Lombardia Giorgio Merletti: “L’artigianato lombardo soffre, ma non ci rassegniamo. L’economia reale è ancora viva: noi stiamo facendo la nostra parte”.


1 febbraio 2012

“La situazione delle imprese lombarde che viene fuori dai dati della congiuntura riflette pesantemente il quadro generale che caratterizza il difficile momento di incertezza che sta attraversando l’intero Paese. Non può consolarci il fatto che i dati siano relativamente migliori rispetto a quelli delle altre regioni italiane” così afferma il Presidente Regionale Giorgio Merletti.

I dati del settore artigiano del quarto trimestre 2011 mostrano una diminuzione dei livelli produttivi (-1,1% sul trimestre precedente e -2,7% su base annua). Il fatturato flette(-1,0% su base annua -0,8% sul terzo trimestre). Segnali di preoccupazione per i prossimi mesi provengono ancora dall’andamento degli ordinativi interni (-3,8% la variazione congiunturale e -5,3% quella su base annua), mentre l’estero presenta una svolta congiunturale positiva (+6,1%). Anche le aspettative degli imprenditori per il futuro risentono del generale clima di incertezza.

Il quarto trimestre 2011 per le aziende artigiane manifatturiere registra per la produzione una variazione negativa sia del dato congiunturale (-1,1%) che del dato tendenziale (-2,7%). Complessivamente il 2011 si chiude con una crescita media annua modesta dei livelli produttivi del +0,3% rispetto al 2010.

L’indice della produzione flette, scendendo a quota 75,2 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100).

Il comparto della Meccanica si distingue dagli altri settori registrando il calo più moderato della produzione (-0,5%). Per i settori dell’abbigliamento (-10,7%), della gomma-plastica (-8,6%), della siderurgia (-6,3%) e della carta-stampa (-6,2%) si registrano le contrazioni maggiori dei livelli di produzione.

Diversificati i dati per le tre destinazioni economiche dei beni considerati, con i beni intermedi in leggera crescita (+0,1%) e i beni di investimento in contrazione del -5,3% seguiti dai beni di consumo finale (-3,7%) negativi.

I dati sulla produzione per dimensione d’impresa evidenziano una riduzione dei differenziali di crescita omogenea tra le varie classi, con le micro (3-5 addetti) e le piccole ( 6-9 addetti) imprese in calo entrambe di circa il 3%, e le medie (10-49 addetti e oltre) che contengono la contrazione al -2,1%.

Si riduce ulteriormente la quota di aziende che registra incrementi dei livelli produttivi: a fronte del 25% di aziende in forte crescita (erano il 30% lo scorso trimestre) e del 7% con incrementi minimi, il 39% dichiara variazioni tendenziali molto negative (la quota era 36% lo scorso trimestre) e sale al 4% la quota di imprese con contrazioni minime.

Giorgio Merletti

Il fatturato a prezzi correnti presenta una svolta negativa sia tendenziale che congiunturale, con una variazione del -1,0% su base annua e del -0,8% rispetto al trimestre precedente.

Gli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese artigiane presentano un’accelerazione della contrazione su base annua degli ordini interni (-5,3%), mentre dall’estero gli ordinativi sono in crescita (+1,2%). Rispetto al trimestre precedente rimangono negativi gli ordini interni (-3,8%) e positivi quelli esteri (+4,0%). La quota del fatturato estero sul totale rimane però molto contenuta (6,1%). Complessivamente il portafoglio ordini si riduce con il periodo di produzione assicurata che scende a 29,2 giornate.

L’occupazione è in leggero calo rispetto al trimestre precedente. Per l’artigianato il saldo occupazionale è negativo (-0,8%) e cresce la quota di aziende che ha utilizzato ore di CIG nel trimestre (12,9%) come anche la quota sul monte ore trimestrale (2,7%).

Altre variabili dell’andamento congiunturale:

•Il tasso d’utilizzo degli impianti mostra un miglioramento rispetto al trimestre scorso ma rimane inferiore al 70%. Si registrano tassi di utilizzo inferiori al 70% per la maggior parte dei settori tranne le pelli-calzature (76%), la meccanica (71,3%) e l’abbigliamento (70,1%).

•Il livello delle scorte dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 58% delle imprese, fra le restanti le valutazioni di scarsità prevalgono leggermente (-21% il saldo). La quota di aziende artigiane che dichiara di non tenere scorte è molto più elevata rispetto all’industria (61%) e omogenea tra le diverse classi dimensionali.

•Le scorte di materie prime sono scorte adeguate nel 48% dei casi, con una prevalenza, fra le restanti, dei giudizi di scarsità (-10% il saldo). La quota di imprese che dichiara di non tenere scorte di materie prime si ferma all’11% per l’industria e al 29% per l’artigianato.

•Si raffreddano le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime che registrano incrementi congiunturali del 2,9% (contro il +7,2% di inizio anno). Anche i prezzi dei prodotti finiti rallentano la crescita arrivando al +0,4%. A causa dell’attenuazione maggiore registrata dalle variazioni dei prezzi delle materie prime rispetto ai prodotti finiti, il divario tra le variazioni risulta stabile per le aziende artigiane.

•Ha realizzato investimenti nel 2011 il 28% delle imprese artigiane. Il valore investito nel 2011 è cresciuto del 37% ed è stato destinato prevalente all’acquisto di macchinari (76% del valore). La quota di fatturato destinata agli investimenti è stata del 12%.

Le aspettative degli imprenditori artigiani si addensano tutte nell’area negativa, con un peggioramento più intenso della domanda interna rispetto a quella estera, e della produzione rispetto all’occupazione. In questo caso occorre osservare che il 50% degli intervistati prevede stabilità dei livelli per produzione e domanda interna, il 61% per la domanda estera e l’85% per l’occupazione.

Le previsioni per il primo trimestre 2012 stimano un range di variazione congiunturale negativo per la produzione industriale lombarda compreso tra il -1,6% e il -3,5%, anche se determinare l’intensità di questa nuova contrazione non è facile per l’esistenza di scenari internazionali fra di loro molto diversi. Questa grande incertezza e la presenza di forti segnali di sfiducia che dai mercati finanziari si trasmettono a quelli reali influiscono negativamente sulle aspettative degli imprenditori e dei consumatori.

“Dobbiamo guardare più che alla contingenza al quadro strutturale” sottolinea il Presidente Giorgio Merletti “Il nostro Paese oggi ha riacquistato credibilità migliorando la sua reputazione sui mercati europei. È pero evidente che i problemi ci sono, anzi, molti sono ancora da affrontare. Noi faremo tutto ciò che possiamo per trovare una soluzione, ma, siamo consapevoli che non tutto dipende da noi. Molto dipende dall’Europa: il nostro sistema ce la può fare ma non da solo. Noi sappiamo che se pur in un momento di grossa difficoltà l’economia reale è ancora viva e le nostre imprese rappresentano il fulcro, l’elemento chiave su cui puntare per tornare a crescere” e aggiunge “È importante che la liquidità introdotta nel nostro sistema bancario dalla BCE venga immessa il più possibile nel nostro sistema produttivo e che anche la Regione in questa fase metta in gioco tutto quanto può per sostenere il credito alle imprese”.

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