Impianti domestici a legna: regole di qualità per garantire sicurezza, risparmio energetico e salvaguardia dell’ambiente

A proposito delle recenti notizie circa la possibile introduzione di alcune regole di buon funzionamento nell’uso delle stufe alimentate a legna le aziende operanti nel settore delle installazioni e manutenzione di impianti termici intende intervenire sottolineando alcuni aspetti che appaiono rilevanti per un’attenta valutazione dell’opportunità o meno di introdurre alcune disposizioni legislative.

Un anno fa in fase di approvazione del provvedimento furono eliminati tutti gli adempimenti a carico dei possessori di stufe e camini e anche in questa occasione (il progetto di legge regionale n. 0146 “Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione” all’art. 31 – Modifiche all’articolo 11 della l.r. 24/2006. Impianti a biomassa) si ripresenta puntualmente la proposta di stralciare dal provvedimento tali prescrizioni e di lasciare senza regole l’uso di impianti che in talune circostanze hanno provocato incidenti domestici anche gravi.

Le statistiche dei Vigili del Fuoco indicano – a livello nazionale – il verificarsi ogni anno di 6.842 incendi di camini o canne fumarie e di 7.087 incendi di fuliggine, mentre nella nostra provincia solo nei primi mesi dell’anno si sono verificati cento incendi di canne fumarie, spesso coinvolgendo anche i tetti e sottotetti delle abitazioni con gravi danni.

La prima causa di tali incendi è la realizzazione “non a regola d’arte” del camino, cioè il mancato rispetto di alcuni accorgimenti in fase di costruzione.  La seconda causa è la cattiva manutenzione: se non si pulisce la fuliggine che si deposita all’interno della canna fumaria, essa può prendere fuoco e innescare l’incendio.

Renato Vergottini

In ogni caso mantenere in perfetta efficienza il proprio impianto domestico non è soltanto una questione di convenienza economica, ma soprattutto una questione di sicurezza e ha un impatto non irrilevante sul piano dell’inquinamento atmosferico.

La provincia di Sondrio non può certo chiamarsi fuori dai problemi legati all’inquinamento atmosferico ed in tal senso i dati relativi alle polveri sottili recentemente diffusi dall’ARPA ne sono la più evidente conferma.

La comustione della legna – in modo specifico quella in apparecchi domestici di vecchia concezione – ha un ruolo significativo nell’inquinamento atmosferico in particolare per quanto riguarda le emissioni di particolato fine primario derivate dalla combustione della legna.

Può essere senza dubbio suggestivo e popolare ergersi a paladini delle cosiddette “stufe della nonna” alimentate a legna (quelle che da noi si usano definire con il termine di “pigne”) ed eliminare quindi ogni tipo di controllo e verifica, ma un buon legislatore non può fingere di non sapere che esistono delle regole di installazione, di manutenzione e di corretto utilizzo che possono influire sia sulla sicurezza degli utilizzatori sia sul piano dell’impatto ambientale.

“La realizzazione non a “ regola d’arte” o l’assenza di manutenzione ad esempio delle canne fumarie – sottolinea il responsabile provinciale dei manutentori ed installatori di impianti termici e membro dell’Unione Regionale di categoria, Renato Vergottini – può rivelarsi fatale sul piano della sicurezza. Si tratta di generatori di calore che ancorché domestici, non possono essere trattati con superficialità e leggerezza Occorre quindi avviare politiche mirate che affrontino il tema della sicurezza e dell’ambiente con la necessaria serietà e con criteri rigorosi sotto il profilo tecnico e professionale; occorre cioè assicurare un corretto funzionamento e una regolare manutenzione degli impianti.”

Le imprese che operano nel settore termico si dichiarano quindi favorevoli all’introduzione di regole e di norme di certificazione che – senza penalizzare i consumatori e gli utenti – siano in grado di tutelare e garantire valori di interesse generale per tutta la collettività.

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