La terza rivoluzione industriale, il “digitale” incontra il “saper fare” artigiano


25 luglio 2014

“Da tempo si sente parlare di terza rivoluzione industriale, per descrivere una serie di cambiamenti nel modo di produrre, di comunicare, di fare impresa e quindi anche di essere artigiano.

Facciamo un esempio partendo da una professione artigiana di cui tutti hanno bisogno ma che pochi conoscono, quella dell’odontotecnico. Da tempo i laboratori di tutta Italia e anche della Valtellina hanno integrato le proprie tecnologie tradizionali con quelle digitali. Per loro è normale elaborare al computer una protesi, fare la scansione 3D di un dente o di un’arcata da ricostruire, inviare il progetto a un centro Cad-Cam via mail oppure realizzarlo in loco con l’ausilio di fresatrici ad altissima precisione comandate dal computer. Questo esempio è replicabile per molti altri settori artigiani e scoprire così che i metodi di produzione si stanno digitalizzando sempre più.

Diverse microimprese locali del settore legno o della meccanica si sono dotate di centri di lavorazione digitali. Impianti a volte costosi che permettono però di disegnare un prodotto e di mandarlo “in stampa” con pochi scarti di micron.

Gionni Gritti

Molti artigiani e designer grazie alle stampanti 3D possono dare forma alle proprie idee progettuali, verificarle e farle toccare con mano ai propri clienti.

Fin qui abbiamo descritto come la terza rivoluzione industriale cambi il modo di produrre esaltando però l’esperienza e la pluriennale capacità dell’artigiano.

Non meno è cambiato il modo di comunicare la propria attività e i propri prodotti. Il cliente non è più ricettore passivo della comunicazione aziendale ma, grazie ai social media, interagisce direttamente con l’azienda e coi suoi “amici” influenzando la reputazione della prima e l’opinione degli altri.

La rivoluzione sta nel fatto che l’impresa può non parlare molto di sé, ma deve fare in modo che altri parlino di lei e ne parlino bene.

C’è poi la parte più “radicale” della rivoluzione in atto che è il fattore “Co”. Sono le officine in cui si dà spazio alla creatività artigiana; luoghi dove si co-progetta, co-realizza e si sperimentano tecnologie nuove che sarebbero fuori dalla portata di molti. Stiamo parlando dei fab-lab ormai sparsi in molte realtà. Ed è qui che si gioca forse la reale portata rivoluzionaria. I cambiamenti in atto non portano per nulla alla scomparsa dell’artigiano e delle sue competenze individuali ed aziendali ma aprono al contrario nuovi orizzonti. La “terza rivoluzione industriale” apre orizzonti davvero inediti nel rapporto tra progettazione e produzione. Dagli Stati Uniti è giunto qui il fenomeno dei “makers” ovvero di quegli “artigiani”, in gran parte giovani, che realizzano oggetti unendo, appunto, la sapienza manuale alla loro naturale inclinazione informatica. Questa terza “via” della rivoluzione sta già germogliando anche sul nostro territorio e l’artigianato locale potrà dimostrare la propria vocazione verso l’innovazione e per alcuni giovani si apriranno orizzonti nuovi e diversi.”

Gionni Gritti-Presidente Confartigianato Imprese Sondrio

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