Lavoratori sfruttati e la perdita di etica nei rapporti economici


3 settembre 2012

Come spesso accade certe notizie di cronaca offrono lo spunto per riflessioni di ordine generale di fronte alle quali nessun uomo dotato di sensibilità e di senso civico può sentirsi escluso.

Se i fatti accaduti in bassa valle e descritti in questi giorni dovessero essere confermati, l’ignobile abbandono di una persona infortunata in un cantiere indicano e confermano che anche nel nostro territorio l’illegalità ha raggiunto livelli intollerabili.

Siamo in una congiuntura economica veramente difficile ma nessuna  considerazione può apparire superflua di fronte a certi comportamenti.

Purtroppo il timore è che sia solo la punta di un iceberg.

Le imprese, soprattutto quelle legate al settore delle costruzioni, attraversano una fase difficile e spesso si trovano a dover fronteggiare un fattore – se possibile peggiore del calo della domanda – ed è quello della “concorrenza sleale” di chi oltrepassa ogni limite legale. Se il quadro è questo occorre un impegno comune affinché chi ha responsabilità pubbliche, la classe imprenditoriale, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e coloro che si occupano di prevenzione e di controllo possano avere maggiore informazione rispetto a ciò che può celarsi all’interno dei cantieri edili e nei luoghi di lavoro in generale. Molte imprese – rispettose delle norme – spesso sono costrette a dover rinunciare ad acquisire commesse perché nel mercato operano soggetti che creano un sistema “drogato” da fattori illegali.

E’ necessario uno sforzo comune affinché i responsabili della sicurezza possano operare in maniera più capillare. Una capillarità e un’intensità “intelligente” che non deve accanirsi sui soliti noti, sui formalismi e sulle incongruenze documentali.

Non è tollerabile un sistema che consente nel 2012 episodi di sfruttamento umano che non hanno alcun valore in comune con la storia dell’imprenditoria artigiana e il malaffare non può e non deve inquinare la serietà e la storia della nostra terra.

Fatti come questi rafforzano le perplessità di chi chiede regole più severe rispetto a certi flussi immigratori ritenuti da molti – spesso tacciati di razzismo – troppo a rischio.  Nessuna crisi e nessun calo della domanda può giustificare lo sfruttamento e la schiavitù e nessuna azione di prevenzione può essere lasciata al caso.

Le lacune sui luoghi di lavoro si accompagnano ad un controllo dell’ordine pubblico inefficiente se le indagini dovessero confermare che il lavoratore sfruttato era soggetto ad un decreto di espulsione fin dal 2006 perché significa che da sei anni ha vissuto nell’oblio da cittadino e da “sfruttato” sul posto di lavoro. Occorre un impegno corale perché certi episodi escano dalle pagine della cronaca per trovare spazio sui tavoli di confronto fra le parti sociali. Confartigianato è impegnata da anni nella difesa di certi valori e intende ribadire la propria piena e convinta collaborazione nel contrastare fenomeni di questa natura.

Solo un sistema di prevenzione e di controllo efficace può evitare che la crisi si trasformi in un alibi per una pericolosa diffusione di pratiche illegali.

Oggi il sistema economico e talune regole e prassi “legali” nell’affidamento dei lavori non danno più alcun valore alla qualità delle prestazioni, alla storia e alla serietà imprenditoriale delle aziende.

La logica imperante del “prezzo” ha snaturato una storia imperniata sulla serietà e sulla capacità professionale.

Lasciare che tutto questo diventi la normalità significa consegnare nelle mani dei nostri giovani un sistema economico privo di etica e di rispetto per il valore delle persone e della loro professionalità. Occorre interrompere questa spirale.

Ognuno faccia la propria parte con senso di responsabilità e senza lasciar prevalere la sfera degli interessi su quella dell’identità.

Gionni Gritti

Presidente Confartigianato Imprese Sondrio

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