Lavori usuranti, R.ete. Imprese Italia: no a penalizzazioni per aziende e lavoratori autonomi

E’ inaccettabile l’esclusione dei lavoratori autonomi dai benefici previdenziali previsti per i lavori usuranti. Si tratta di una discriminazione che presenta profili di dubbia legittimità costituzionale. Inoltre lo schema di decreto presenta molte criticità che si ripercuotono sui datori di lavoro che sono soggetti a sanzioni onerose laddove la documentazione per dimostrare l’esistenza del beneficio previdenziale dovesse risultare non idonea. Non si possono superare difficoltà di applicazione della normativa trasformandole in responsabilità e oneri aggiuntivi per le aziende.

Lo hanno ribadito oggi i rappresentanti di Rete Imprese Italia (Confartigianato, CNA, Casartigiani, Confcommercio, Confesercenti) durante l’Audizione presso l’XI Commissione Lavoro del Senato sullo schema di Decreto legislativo in materia di accesso anticipato al pensionamento per gli addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti.

Rete Imprese Italia contesta la disparità di trattamento tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi. “Non si capisce – sottolineano i rappresentanti di Rete Imprese Italia – perché alcune attività vengono definite usuranti se sono svolte da lavoratori dipendenti mentre tali non sono considerate se ad esercitarle è un lavoratore autonomo. Eppure nei settori privati inclusi nella lista del decreto, ogni 100 dipendenti troviamo 49 imprenditori che svolgono le medesime mansioni usuranti del dipendente”.

Rete Imprese Italia chiede che venga ripristinato quanto previsto nelle precedenti riforme del sistema pensionistico obbligatorio e complementare, estendendo le norme sui lavori usuranti anche ai lavoratori autonomi.

Tra le criticità del provvedimento, Rete Imprese Italia fa rilevare anche l’esclusione di importanti settori come l’edilizia e l’autotrasporto merci. “Come si può pensare – sottolineano i rappresentanti di Rete Imprese Italia – che l’attività di autotrasportatore di merci sia meno faticosa rispetto a quella di un dipendente alla guida di un mezzo pubblico?”.

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