Lavoro – Allarme di Confartigianato: costo del lavoro sempre più alto


27 marzo 2012

Sulle imprese un onere di 376 miliardi/anno. Per le Pmi il conto più salato: 173,2 miliardi. E le tasse sul lavoro pesano per il 46,9%.

Assemblea Giovani Imprenditori. Firenze, 23 e 24 marzo 2012

Tra gli ostacoli alla competitività della nostra economia vi è l’alto costo del lavoro che su 4.383.544 imprese pesa per 376 miliardi l’anno, una cifra pari al 14,2% del fatturato e al 59,7% del valore aggiunto prodotto dalle aziende.

Ma sono le imprese più piccole a pagare il conto più salato: per quelle con meno di 50 addetti il costo del lavoro ammonta a 173,2 miliardi di euro ed è pari al 51,6% del valore aggiunto.

Tra il 2003 e il 2009 l’incidenza del costo del lavoro sul valore aggiunto creato dalle imprese fino a 50 addetti è aumentato del 10,7%, passando dal 40,8% al 51,6%. Nello stesso arco di tempo, per le imprese medio-grandi l’incremento è stato inferiore (+6,6%).

E’ quanto emerge da un rapporto di Confartigianato presentato all’Assemblea dei Giovani Imprenditori.

A gonfiare il costo del lavoro è la pressione fiscale: secondo le rilevazioni di Confartigianato, la tassazione sul lavoro di un dipendente single senza figli con retribuzione media è del 46,9%, vale a dire il 12 per cento in più rispetto alla media dei Paesi Ocse che si attesta al 34,9%. Una percentuale che pone l’Italia al quinto posto tra i 34 Paesi avanzati dell’Ocse con il cuneo fiscale più oneroso.

La differenza rispetto alla media dei Paesi Ocse non cambia di molto, attestandosi al 12,3%, se si prende in considerazione la tassazione sul salario di una coppia con due redditi e due figli: la percentuale del cuneo fiscale è del 42,1%, cioè il 12,3% in più rispetto alla media Ocse del 29,8%. In questo caso il cuneo fiscale italiano diventa il terzo più alto tra i paesi Ocse e si allarga ulteriormente il divario dell’Italia rispetto al valore medio.

A fronte dell’alta tassazione del lavoro, la quota di PIL destinata alla protezione dei lavoratori dalla disoccupazione è la più bassa di Europa. Infatti, Confartigianato evidenzia che la quota di spesa pubblica impiegata per contrastare il fenomeno della disoccupazione è solo lo 0,8% del PIL, meno della metà dell’1,8% del PIL destinato, in media, dai Paesi dell’Unione Europea.

Confartigianato ha messo a confronto il costo del lavoro delle nostre imprese e di quelle dei Paesi emergenti. Il costo del lavoro di un’impresa manifatturiera in Italia, pari a 33.019 euro per dipendente, è più che doppio rispetto ai 17.056 euro di un’impresa del Brasile e ai 16.806 euro della Turchia, è il triplo rispetto agli 11.883 euro di un’impresa polacca, quasi sei volte in confronto ai 6.075 euro di un’impresa rumena e poco meno di 9 volte in confronto ai 4.130 euro di un’impresa della Cina.

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