Lettera aperta ai futuri sindaci


16 maggio 2014

Le prossime elezioni amministrative del 25 maggio interesseranno 59 comuni della nostra provincia.

Il clima di disaffezione verso le istituzioni rischia di concretizzarsi in una sorta di diserzione dalle urne, in senso contrario cioè alla tradizionale e massiccia partecipazione dei valtellinesi e dei valchiavennaschi.

Eppure l’appuntamento è fondamentale perché, nella precarietà del quadro istituzionale il ruolo dei Comuni assume un valore decisivo sia per l’amministrazione delle comunità sia per lo sviluppo dei territori.

Gli artigiani non nascondono la loro preoccupazione e guardano ai rinnovi dei consigli comunali con attenzione e con la volontà di instaurare rapporti di confronto e di collaborazione non sporadici e ispirati alla concretezza.

Siamo consapevoli delle esigue risorse a disposizione dei Sindaci per rispondere ad un ventaglio sempre più ampio di domande e con difficoltà a garantire servizi essenziali.

Sappiamo che il Patto di Stabilità è una sorta di capestro che impedisce progetti e investimenti anche ai comuni virtuosi.

Davanti a questa fotografia e al di là delle singole sensibilità e appartenenze politiche vogliamo mettere in evidenza, con una serie di richieste le nostre aspettative.

Sul metodo in quanto – anche alla luce di recenti incontri con Sindaci di varie aree del territorio – riteniamo utili i confronti su temi specifici per trovare soluzioni ai problemi strategici e persino di sopravvivenza delle imprese. Val la pena di ricordare come nei  comuni chiamati al voto operano circa 3.000 aziende artigiane per un numero di addetti che tocca quota 10.000.

Le cifre raccontano in modo eloquente il peso del nostro comparto. In questo senso ci sembra legittima e doverosa la richiesta di un’attenzione continua verso questioni che vanno dalla tassazione, al credito a politiche che incentivino le aziende a restare e a promuovere la nascita di nuovi soggetti.

In termini più precisi chiediamo di armonizzare la politica fiscale dei singoli comuni compatibilmente con i loro bilanci. Occorre semplificare anche nel linguaggio una tassazione che si snoda su una serie di sigle spesso incomprensibili per gli amministratori e per gli amministrati.

Le aziende producono reddito e ricchezza per il territorio e perciò è iniquo applicare l’IMU su capannoni, magazzini e laboratori.  Si impone altresì una rimodulazione della tassa sui rifiuti che così com’è applicata, risulta gravemente dannosa per le imprese. Si richiede anche di prendere in esame la possibilità di escludere l’applicazione della TAssa sui Servizi Indivisibili per le attività produttive.

Altro nodo è la tutela del territorio sia in ordine alla sua cura sia alla sua manutenzione.

La salvaguardia dell’ambiente è un fattore fondamentale per l’immagine di un territorio che punta sul turismo.

In merito al rilancio dell’economia locale chiediamo di valutare come sia possibile assumere provvedimenti e quindi criteri e procedure che – nel rispetto delle normative – possano premiare le aziende del territorio, l’uso di prodotti locali o ad esempio l’adesione a protocolli volontari di certificazione energetica.

Una volta tutelati i principi della concorrenza e le rigidità dei burocrati occorre sveltire le fasi di pagamento per evitare, su piccola scala, il drammatico problema dei mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione.

In questo quadro si inserisce la richiesta degli appalti a km “zero” e di azioni a sostegno del consumo interno come volano per l’economia locale.

Il passaggio elettorale è cruciale per il futuro della nostra provincia visto che i sindaci saranno caricati di nuove e impegnative competenze sovra comunali. I lavoratori autonomi rivendicano con legittimità il riconoscimento del loro ruolo, spesso sminuito da un’attenzione univoca verso il lavoro dipendente. Non si tratta di stabilire gerarchie di merito ma di riconoscere nei fatti la funzione socioeconomica – anche per l’occupazione – che gli artigiani svolgono a favore del loro territorio.

Mantenere in vita imprese che vengono da lontano è un’ardua sfida quotidiana e perciò i nuovi Sindaci potranno incentivare gli imprenditori che si sacrificano per mantenere il livello occupazionale. E’ a dir poco velleitario a livello comprensoriale creare incentivi per chi assume considerati i fallimenti delle politiche nazionali orientate in tale direzione.

Una nuova classe dirigente s’affaccia all’impegno pubblico e lontani dalla presunzione di voler dare consigli ci permettiamo di indicare nel bene comune, nell’attenzione ai giovani e nella promozione di un patto generazionale, la strada maestra perché questo nostro territorio continui a prosperare nel solco della sua tradizione di laboriosità e di valorizzazione delle risorse umane e ambientali.

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