Osservatorio ISPO-Confartigianato Lombardia: le nuove sfide per gli associati


18 ottobre 2010

Bilateralità, federalismo, welfare e lavoro i temi al centro dell’indagine (l’indagine  è stata condotta nel mese di settembre 2010 tra gli associati Confartigianato della Lombardia con metodologia CATI -Computer Assisted Telephone Interview. È stata realizzata una ricerca quantitativa ad hoc tramite interviste telefoniche su un campione casuale di 302 associati.)

Milano, ottobre 2010 – Le MPI lombarde  sono attente al contesto in cui operano e guardano al futuro. È la fotografia di un tessuto di piccoli imprenditori attivi, informati, lontani dai pregiudizi su strumenti quali gli studi di settore e pronti a mettersi in gioco in prima linea anche per aumentare il livello di welfare dei propri dipendenti quella che emerge dall’edizione 2010 dell’Osservatorio Associati condotto da ISPO per conto di Confartigianato Lombardia.

“Questa edizione dell’indagine sugli associati, che dal 2008 abbiamo condotto annualmente, si è focalizzata su alcuni dei temi prioritari nell’agenda di Confartigianato Lombardia: bilateralità, federalismo, welfare e lavoro – spiega il Presidente di Confartigianato Lombardia, Giorgio Merletti – Temi “caldi” sui quali Confartigianato Lombardia è quotidianamente impegnata per  dare voce alle esigenze delle quasi 100.000 imprese associate in tutta la regione”.

Valore alla bilateralità e ai suoi strumenti

Primo tema d’indagine è stata la bilateralità, strumento fondante delle relazioni sindacali nell’artigianato:  “Abbiamo rilevato come la bilateralità sia ormai entrata nel sangue degli imprenditori artigiani lombardi – commenta Merletti – probabilmente perché ha prodotto, soprattutto in momenti economici difficili come quelli che si sono verificati negli ultimi tempi, risultati concreti e tangibili”.

Il 60% del campione intervistato è iscritto all’Ente Lombardo Bilaterale dell’Artigianato (ELBA), ente promosso dalle Organizzazioni artigiane e dai Sindacati dei lavoratori.

Gli iscritti sono soprattutto donne (+7 p.p.), 35-44enni (+7 p.p.), residenti nei comuni fino i 5.000 abitanti (+5 p.p.), che lavorano in subfornitura (+9 p.p.), con 6-10 addetti (+6 p.p.).

I non iscritti invece sono in maggioranza 55-64enni (+22 p.p.), con un’anzianità di servizio di 15-20 anni (+7 p.p.), che non lavorano in subfornitura (+5 p.p.), del settore delle costruzioni/edilizia (+8 p.p.).

Tra gli iscritti, il 30% ha utilizzato qualche provvidenza offerta dall’ELBA.

Inoltre, l’iniziativa dell’ELBA di erogare risorse a favore delle imprese e dei loro dipendenti che è stata adottata durante la crisi, è stata valutata utile dal 72% degli intervistati, e soprattutto tra le donne (+9 p.p.), i 35-44enni (+5 p.p.), con anzianità di servizio di 10-15 anni (+5 p.p.), tra le aziende che esportano all’estero (+6 p.p.), tra le aziende con 6-10 dipendenti (+6 p.p.).

Federalismo fiscale e studi di settore, un consenso attento agli scenari futuri

Giorgio Merletti

Il 71% degli associati ha un’opinione tendenzialmente positiva del federalismo fiscale, il 19% pensa che il federalismo in ambito fiscale non sia né positivo né negativo, e solo il 6% lo reputa tendenzialmente negativo (la rilevazione è stata effettuata prima della pubblicazione dei decreti attuativi sul federalismo fiscale)

“Questo dato, che pure descrive un ampio consenso per questo strumento – continua Merletti –  è però a mio giudizio riferito all’idea complessiva di federalismo, piuttosto che alla sua concreta attuazione. Sarà interessante sapere l’opinione degli artigiani quando se ne capiranno gli effetti concreti sulla fiscalità”.

Tra coloro che reputano il federalismo tendenzialmente positivo vi sono soprattutto: donne (+8 p.p.), fino a 34 anni (+11 p.p.), che esportano all’estero (+13 p.p.), nel settore dei servizi (+6 p.p.), con 6-10 dipendenti (+18 p.p.) e oltre i 10 dipendenti (+17 p.p.).

Inoltre, tra questo sub campione, il beneficio più riconosciuto al federalismo è la diversificazione fiscale a seconda della produzione territoriale (46%). A seguire, la maggiore coerenza e corrispondenza tra tasse pagate e servizi ottenuti (39%) e la maggiore equità nella tassazione (37%).

All’opposto, la conseguenza del federalismo più temuta dagli intervistati che ne hanno una visione negativa, è l’aumento della disparità economica tra Nord e Sud (65%). A seguire lo svantaggio imprenditoriale discendente da avere la propria sede in regioni più “povere” (47%) e la diminuzione dei fondi a disposizione dei territori (41%).

Infine, per concludere l’ambito della fiscalità, gli associati hanno espresso il proprio parere riguardo lo strumento degli Studi di Settore:Emerge chiaramente come gli imprenditori artigiani non abbiano alcun pregiudizio verso gli studi di settore: quella descritta da questo dato mi pare un’ottica positiva, quella del riconoscerne l’utilità ma di voler entrare nel merito della specifica applicazione”, aggiunge Merletti.

Essi risultano infatti per il 60% degli associati, uno strumento apprezzato che però andrebbe maggiormente adeguato ai cambiamenti del contesto, per il 29% uno strumento che andrebbe abbandonato e per il 5% uno strumento valido che non ha bisogno di essere cambiato.

Le attese verso il lavoro ed il welfare: pronti ad essere protagonisti

Altro tema di indagine è stato il livello di utilità percepita dagli associati rispetto ad una serie di proposte in materia di welfare che potrebbero essere fatte a Regione Lombardia: in particolare relative al sostegno a fondi di pensione e sanità integrativa per titolari e dipendenti delle MPI, al sostegno alle aziende che assumono lavoratori disoccupati, alla riduzione dei contributi pagati sui contratti di secondo livello.

“I dati sul welfare confermano quel legame tra imprenditore e lavoratori che tradizionalmente caratterizza le imprese artigiane: le questioni dei lavoratori sono nella gran parte dei casi vissute come questioni dell’impresa, tanto che un intervistato su due si è dichiarato disposto a farsi carico di un contributo economico per fornire ai propri dipendenti  servizi in materia di welfare”, conclude Merletti.

Tutte le proposte vagliate ricevono infatti ampi consensi tra gli intervistati, sopra a tutti il sostegno a fondi di pensione integrativa ai titolari e dipendenti delle PMI, che riceve l’89% dei consensi. A seguire il sostegno a fondi di sanità integrativa per titolari e dipendenti delle micro e piccole imprese (85%) e il sostegno alle aziende che assumono lavoratori disoccupati (84%).  Un’utilità inferiore è riconosciuta solo alla proposta di decontribuzione, in cui comunque il 64% la ritiene utile e il 27% inutile.

I servizi ai dipendenti polarizzano maggiormente il campione rispetto al sostegno aziendale. Certamente però anche per questi servizi l’assenso è alto: il 51% sarebbe infatti disposto a versare un contributo per utilizzare i fondi pensione integrativa, il 49% per i fondi sanità integrativa e il 44% per aderire a mutue artigiane.

Scarica il Report_di Confartigianato Lombardia in pdf (2 MB)

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