Pagamenti alle imprese ancora al rallentatore. L’Italia rischia procedura d’infrazione europea

Sembra proprio che in Italia non riusciamo a liberarci dal pessimo vizio di pagare in ritardo o di non pagare affatto i creditori.

Forti del proverbio italico “A pagare c’è sempre tempo”, Pubbliche Amministrazioni e privati continuano a farsi attendere da artigiani e piccoli imprenditori.

La situazione viene costantemente monitorata da Confartigianato sia sul versante dei debiti accumulati negli anni, sia sul fronte dei nuovi pagamenti da onorare. E a pochi giorni dalla fine del 2013, il bilancio non si può certo definire confortante.

Per saldare i debiti arretrati degli Enti pubblici nei confronti delle imprese, il Governo ha messo a disposizione 47 miliardi e mezzo per il biennio 2013-2014. Ma, finora, risultano pagati soltanto 16,3 miliardi. E così, appare ancora lontano il traguardo dei 27 miliardi e mezzo da saldare entro la fine dell’anno, sul quale si era impegnato l’Esecutivo. Il problema è quello di sempre: mancano meccanismi semplici per rendere fluida e rapida l’erogazione del denaro dovuto alle imprese.

Intanto, le risorse sbloccate finora a qualcosa sono servite. Da una rilevazione di Confartigianato emerge infatti che gli artigiani e i piccoli imprenditori hanno utilizzato il denaro ricevuto dai debitori soprattutto per pagare gli stipendi arretrati dei dipendenti e come alternativa di finanziamento per il capitale circolante.

Ora, a peggiorare la situazione, ci si mettono anche i nuovi debiti accumulati nel corso del 2013. Anche qui il bilancio non sembra positivo: a quasi 12 mesi dall’entrata in vigore delle norme che impongono il pagamento a 30 o al massimo 60 giorni, Confartigianato registra una scarsa propensione al rispetto della legge da parte delle Pubbliche amministrazioni e dei privati.

Tanto che il Vice Presidente della Commissione Europea Antonio Tajani, pochi giorni fa è tornato a minacciare una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia proprio per le resistenze ad applicare la normativa che recepisce una direttiva comunitaria.

E l’avvertimento di Bruxelles pesa come una mannaia sul bilancio che la Commissione si appresta a fare, insieme con Confartigianato, ad un anno dall’entrata in vigore della legge contro i ritardi di pagamento. Nel frattempo, almeno una buona notizia arriva dalle aule dei tribunali. E’ di pochi giorni fa la sentenza emessa dal Tribunale di Velletri che ha assolto un imprenditore dall’accusa di non aver pagato l’Iva, perché si trovava senza liquidità a causa dei mancati pagamenti, nell’ordine di due milioni di euro, da parte delle amministrazioni locali per le quali l’azienda lavora.

Una sentenza storica ed esemplare che, finalmente, riconosce la situazione drammatica vissuta da tanti, troppi imprenditori italiani alle prese con un problema che sembra davvero difficile da risolvere.

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