Pagamento Tasi: Rete Imprese Italia chiede a governo di rinviarlo a dicembre

Siamo alle solite. In Italia, da un anno all’altro, le tasse cambiano nome, ma per i cittadini e gli imprenditori non cambia il carico di pressione fiscale e burocratica ed aumentano la confusione e l’incertezza sui tempi e le modalità per pagare i tributi.

E così, anche quest’anno, si rischia la corsa dell’ultimo minuto per il versamento ai Comuni della prima rata della Tasi, la nuova tassa sui servizi indivisibili che debutta proprio nel 2014 e che, insieme all’Imu e alla Tari, forma la Iuc, l’Imposta Unica Comunale.

La scadenza per il pagamento è fissata al 16 giugno. I tempi stringono, le aliquote della nuova imposta devono essere stabilite dalle amministrazioni comunali entro il 23 maggio e rese pubbliche entro il 31 maggio. Con il risultato che i contribuenti avranno soltanto 10 giorni lavorativi per calcolare quanto devono versare.

Ma, quel che è più grave, ad oggi, soltanto il 10 per cento delle amministrazioni comunali ha stabilito quanto i contribuenti dovranno versare. Si profila, quindi, la solita corsa contro il tempo e contro la pazienza di cittadini e imprenditori, come hanno denunciato Confartigianato e Rete Imprese Italia che hanno inviato al Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan la richiesta di spostare al 16 dicembre il pagamento della prima rata e del saldo dell’imposta. Rete Imprese Italia ha sollecitato anche l’esenzione dalla Tasi degli immobili strumentali delle imprese e di quelli costruiti ma rimasti invenduti. La richiesta di rinvio da parte degli imprenditori, però, vede contrari i Sindaci italiani che, preoccupati di riempire le casse comunali, il 15 maggio, hanno incontrato proprio i rappresentanti del Ministero dell’Economia per sollecitare il mantenimento della scadenza del 16 giugno.

La posizione del Governo, al momento, rimane quella espressa ad un question time alla Camera, con l’invito ai Comuni di rispettare la scadenza del 31 maggio per rendere note le aliquote Tasi. Nel frattempo, anche i Parlamentari di maggioranza e opposizione si sono mossi, con una serie di emendamenti al Decreto Irpef, per perorare la causa dello spostamento della prima rata dal 16 giugno al 16 settembre.

Insomma, per ora non resta che aspettare. La confusione regna sovrana. Mentre l’unica certezza, ancora una volta, sono i disagi per cittadini e gli imprenditori.

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