RC Auto e decreto liberalizzazioni: A rischio la libertà di scelta degli automobilisti e l’attività di 14.000 carrozzerie


10 febbraio 2012

Altro che liberalizzazioni. Nel decreto legge 1/2012 “CrescItalia” varato il 24 gennaio dal Governo c’è una norma che limita la libertà dei cittadini e altera la concorrenza nel mercato delle riparazioni d’auto.

Al comma 2 dell’articolo 29 del Decreto si afferma che: “In alternativa ai risarcimenti per equivalente, è facoltà delle compagnie offrire, nel caso di danni a cose, il risarcimento in forma specifica. In questo caso, se il risarcimento è accompagnato da idonea garanzia sulle riparazioni, di validità non inferiore ai due anni per tutte le parti non soggette a usura ordinaria, il risarcimento per equivalente è ridotto del 30 per cento”.

Significa che, in caso di incidente automobilistico, i cittadini possono far riparare gratuitamente il veicolo dalle officine di carrozzeria convenzionate con l’assicurazione (risarcimento in forma specifica), oppure scegliere il rimborso del danno dalla propria compagnia di assicurazione e poi far riparare l’auto dal carrozziere di fiducia (risarcimento per equivalente). In questo caso, devono rinunciare al 30% del risarcimento dovuto dall’assicurazione.

In pratica gli automobilisti non sarebbero più liberi di farsi riparare l’auto da chi vogliono perché perderebbero il 30% dell’importo del risarcimento.

Insomma, si penalizzano sia i consumatori sia 14.000 carrozzerie indipendenti. Le Associazioni dei Carrozzieri di Confartigianato, Cna, Casartigiani non ci stanno e sollecitano il Parlamento per la cancellazione del comma 2 dell’articolo 29..

“Se venisse attuata questa norma -sottolinea Silvano Fogarollo, presidente di ANC/ Confartigianato – oltre a ledere la libertà di scelta dei consumatori, si metterebbero in ginocchio le 14.000 carrozzerie che non operano in convenzione con le compagnie di assicurazione”.

Inoltre, i Presidenti dei Carrozzieri di Confartigianato, Cna e Casartigiani sottolineano che la norma è incostituzionale perché aggira la sentenza della Corte Costituzionale 19 giugno 2009, n. 180, dove viene confermato che il sistema del risarcimento diretto è facoltativo e che tale sistema non può e non deve essere considerato e/o utilizzato come se fosse “obbligatorio”, quanto piuttosto quale alternativa rispetto al sistema tradizionale (risarcimento corrisposto dalla compagnia del responsabile).

A dar ragione alle Associazioni di categoria è intervenuto anche il recente parere della Commissione Giustizia del Senato, approvato lo scorso 1° febbraio, dove si legge che il risarcimento del danno in forma specifica sia previsto meramente come facoltativo e che sia soppressa la decurtazione del 30% al risarcimento per equivalente,

I Presidenti delle tre Associazioni, nel corso di un’audizione svoltasi presso la Commissione Industria del Senato, hanno quindi sollecitato l’abrogazione del comma 2 dell’articolo 29 del decreto liberalizzazioni, riscontrando attenzione e disponibilità da parte della Commissione.

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