Stop alla burocrazia che ‘uccide’ i piccoli produttori di liquori


1 luglio 2011

Dall’amaro delle Valli Alpine al limoncello di Sorrento, dagli estratti erboristici ai liquori delle Abbazie: in Italia sono circa 2.700 i piccoli laboratori che producono liquori o bevande alcoliche.

Su di loro la burocrazia picchia talmente forte da costringerli addirittura a chiudere bottega.

Il problema sta tutto nella mole di registri cartacei e informatici, complicati e farraginosi, che gli imprenditori sono tenuti a compilare per certificare gli acquisti dell’alcool utilizzato per la preparazione dei liquori e il relativo pagamento all’Erario delle accise sull’alcool.

Un adempimento inutile poiché l’accisa viene pagata alla fonte, in tal modo l’alcool diventa una qualsiasi materia prima sulla quale il controllo fiscale non giustifica la quantità e la complessità dei dati da fornire.

“Basta burocrazia inutile”. E’ l’allarme lanciato da Mauro Cornioli, Presidente di Confartigianato Alimentari Vari, e da Giorgio Giorgini, Coordinatore nazionale di Cna Erbe, i quali sollecitano al Parlamento la modifica del Decreto Legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 per escludere le aziende produttrici di liquori dall’obbligo della tenuta dei registri, cartacei e informatici.

“Nonostante la sensibilità dimostrata dalla Direzione Generale dell’Agenzia delle Dogane, che ha prorogato di un anno i termini per la presentazione delle denunce annuali degli acquisti di alcol – sottolineano Cornioli e Giorgini – rimangono gravi problemi per le piccole aziende costrette a subire un assurdo livello di incombenze burocratiche”.

“L’eliminazione dell’obbligo di tenuta dei registri – fanno rilevare i rappresentanti di Confartigianato e Cna – produrrebbe numerosi benefici: nessun danno per l’erario, alleggerimento dei compiti del personale dell’Agenzia delle Dogane preposto al controllo con un notevole risparmio per l’Agenzia, per lo Stato e per i cittadini, minore burocrazia per le aziende che potrebbero dedicarsi al loro lavoro”.

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