Successo per la 66^ Assemblea Generale dell’Unione Artigiani


27 maggio 2011

“Sono già trascorsi quasi 5 mesi del 2011 ma l’incertezza che ha caratterizzato il 2010 non lascia il posto a un clima diverso o migliore. Non è facile per nessun analista economico o finanziario tanto meno lo è per noi imprenditori cercare di comprendere se i prossimi mesi ci riserveranno segnali positivi almeno sul piano finanziario o se dobbiamo proseguire con una navigazione a vista.” Inizia così la relazione del presidente Fabio Bresesti, in occasione della 66^ Assemblea Generale dell’Unione, che si è svolta il 23 maggio presso la nostra sede.
L’incontro annuale con gli associati è stato un successo, in parte dovuto alla presenza di autorevoli ospiti che hanno intrattenuto il pubblico con una tavola rotonda incentrata sulle peculiarità delle piccole e medie imprese.
Nella prima parte dell’assemblea, riservata agli associati, il Presidente Bresesti ha ricordato nel suo discorso l’impegno dell’associazione a infondere fiducia agli imprenditori associati, in un momento di incertezza economica come quello attuale. Ha ribadito inoltre come “il nostro proposito per il futuro è quello di voler destinare più energie e più risorse a tutti quei progetti e a quelle attività – dalle più semplici alle più impegnative – che servono per dare occasioni di crescita e di sviluppo alle nostre aziende”. Innovazione e sostenibilità, questi sono alcuni dei temi che saranno delle priorità per l’associazione e formule vincenti per superare al meglio la condizione attuale.
Il presidente ha poi illustrato la situazione imprenditoriale del comparto artigiano, evidenziando la numerosa presenza di aziende in provincia (33%) ed il saldo negativo nel 2010 tra nuove imprese e aziende cessate. Spazio è stato dato successivamente alle azioni che la confederazione nazionale ha messo in atto nell’ultimo anno, tra cui la costituzione di Rete Imprese Italia e, alle iniziative portate avanti a livello provinciale dall’Associazione. Successivamente ha preso la parola il segretario provinciale Ornella Moroni che ha illustrato il bilancio consultivo al 31 dicembre 2010 e il bilancio preventivo relativo al conto economico dell’anno 2011, entrambi approvati all’unanimità dall’Assemblea.

Nella seconda parte si è svolta la tavola rotonda che ha visto come relatori il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli e il prof. Paolo Preti, docente della Bocconi ed esperto di PMI.
Fumagalli ha evidenziato l’importanza di attuare delle politiche adeguate per le piccole imprese che portino ad una semplificazione. In particolare devono essere cambiate le regole per quanto riguarda la giustizia civile (i tempi sono troppo lunghi), il tema dell’energia (che ha un costo del 30% in più rispetto agli altri paesi europei e, che è governata da leggi che favoriscono le grandi aziende) e il sistema elettorale (“gli elettori devono scegliere gli eletti, ora è un parlamento sordo”). E’ quindi il contesto in cui operano le piccole e medie imprese che deve cambiare secondo il Segretario Generale, che in passato è stato alla guida di Confartigianato Lecco.
Paolo Preti (che ha appena pubblicato un libro dal titolo omonimo a quello della tavola rotonda) ha sfatato alcuni luoghi comuni: per il professore la precarietà non è un problema solo dei giovani, ma anche gli imprenditori possono essere considerati precari, in quanto non hanno la sicurezza di ottenere delle future commesse; che l’Italia esporta poco all’estero (i dati invece ci dicono che è il secondo paese europeo dopo la Germania per quota di export) e che la crisi non è peggiore di quelle che abbiamo affrontato e superato con successo negli scorsi decenni ( si pensi alla crisi del 68/73).
Per Preti “bisogna usare la finanza/il credito come mezzo e non come fine, mirare all’utile e alla continuità delle imprese che, non devono puntare ad incrementare la loro dimensione ma sulla qualità dei loro prodotti”.
Da Bresesti, a Fumagalli, a Preti il messaggio inviato ai presenti è univoco: noi piccoli siamo il pilastro dell’economia italiana e quindi dobbiamo contare di più, in particolare nei tavoli decisionali governativi.

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