Troppe le regole disattese.E a pagarne il prezzo sono le aziende corrette


31 ottobre 2012

Nicoletta Scieghi dopo l’intervento del 20 ottobre scorso riprende alcuni temi più specifici e vicini alle esigenze della Categoria “Servizi e Varie” di cui è presidente

C’è un fenomeno conosciuto anche se tecnicamente sommerso, che riguarda le prestazioni d’opera di molti lavoratori che si trovano “costretti” a svolgere attività in maniera illecita sia perché le loro retribuzioni non sono adeguate al costo della vita, sia perché il privato è il primo ad aggirare le regole e preferisce chiamare l’uomo delle pulizie o chi per esso piuttosto che fare riferimento all’Azienda. Ne nasce una sorta di complicità che fa saltare il sistema ed è premessa di evasione ed elusione.

In particolare, il dubbio è che in questa fase di crisi la disponibilità di molti lavoratori deriva dalla loro condizione contrattuale precaria: part-time, cassa integrazione, disoccupazione e lista di mobilità, nonché la legge 104 che viene facilmente assegnata e raramente (forse mai) controllata. Tra l’altro ad accentuare tutto questo è bene sottolinearlo c’è il costo della manodopera che per i datori di lavoro italiani è tra le più alte d’Europa.

Parlava di privati. Ma l’ente pubblico come si comporta? Ha qualche critica da muovere?

La politica dell’Ente Pubblico, da tempo immemorabile, è ispirata alle assegnazioni al massimo ribasso. Una procedura comprensibile, sennonché ogni volta capita che ad ogni nuova gara a base d’asta si fa riferimento al prezzo dell’ultima assegnazione. Il che significa, in soldoni, che l’azienda si trova ad operare con margini sempre più ridotti e si assiste ad un ribasso all’infinito. Per non parlare poi di altri rischi e cioè le scappatoie che si infilano nelle maglie delle assegnazioni alle quali le aziende sono costrette per poter reggere il ribasso e sopravvivere (il rispetto dei capitolati d’appalto).

E quando si parla del “Regime dei minimi” cosa si intende?

I fotografi professionisti, ad esempio, sono danneggiati dalla concorrenza di individui che con la macchina fotografica a tracolla, alla giapponese per intenderci, o con altre strumentazioni un poco più sofisticate, e con una Partita Iva aperta senza difficoltà, si prestano a scattare foto sottocosto grazie ai regimi fiscali (i regimi minimi appunto) concessi loro, e non a tutte le Imprese Artigiane.

Torniamo al punto dolente: in tempi di difficoltà c’è la corsa al risparmio del centesimo e non dell’euro. Perciò ogni concorrenza che si manifesta in modo sleale intacca la stabilità di Aziende che devono misurarsi con costi fissi in costante crescita.

Chi usufruisce del Regime dei minimi è legittimamente esonerato dalla maggior parte degli oneri contabili. I lacci per l’artigiano sono, al contrario, sempre più stretti.

Lei rappresenta anche la categoria degli odontotecnici che non mancano di segnalare distorsioni ed incongruenze. Quali in particolare?

Attualmente, con riferimento alla progettazione e realizzazione assistita da computer (CAD CAM), si registra una progressiva e non sempre controllata diffusione di centri di fresaggio, che spuntano come funghi fuori stagione, i quali senza controlli possono spingersi oltre le loro “facoltà” improvvisandosi “artigiani delle protesi”.

Tutto questo a danno di chi invece, diciamolo pure, si è fatto il “mazzo” in anni di esperienza, lavoro e formazione per acquisire professionalità nel totale rispetto delle regole.

Questo richiamo alla professionalità è un suo pallino.

Le regole vanno sempre rispettate, questa è un’ovvietà, ma i furbetti devono essere stanati. Specie in una fase delicata e stagnante nella quale la concorrenza è spietata e perciò la slealtà diventa un ulteriore zavorra per chi è abituato a lavorare bene, con la coscienza a posto e le carte in regola.

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